Le opzioni gratuite esistono, ma funzionano solo dentro limiti precisi
- WordPress.com offre un piano gratuito senza scadenza, con 1 GB di spazio e sottodominio.
- Wix permette di creare e pubblicare un sito gratis, ma con branding della piattaforma e dominio non personalizzato.
- Google Sites è la soluzione più semplice per pagine essenziali, interne o documentali.
- Weebly resta utile per progetti piccoli che vogliono un editor visuale semplice.
- WordPress.org è gratuito come software, ma non come hosting: il costo si sposta sull’infrastruttura.
Che cosa significa davvero gratis per sempre
Io separo sempre tre cose, perché è qui che nasce gran parte della confusione: piano gratuito, prova gratuita e software gratuito. Un piano gratuito stabile è quello che puoi tenere attivo senza scadenza, ma quasi sempre con sottodominio, branding della piattaforma e limiti su spazio, funzioni o personalizzazione. Una prova gratuita, invece, è solo temporanea: finisce e ti lascia davanti a un upgrade obbligatorio.
Piano gratuito permanente
Questo è il caso più vicino all’idea di sito gratis davvero utilizzabile nel tempo. In genere ti dà hosting incluso, un indirizzo del tipo sottodominio della piattaforma, un numero limitato di funzionalità e supporto basilare. È adatto se vuoi validare un progetto, pubblicare contenuti essenziali o costruire una presenza online semplice senza investire subito in dominio e hosting propri.
Prova gratuita
Qui il rischio è diverso: sembra gratis, ma è solo un test. Spesso dura pochi giorni o poche settimane e serve a farti prendere confidenza con l’editor, non a ospitare davvero un sito a lungo. Se il tuo obiettivo è restare online senza spese, io la escluderei subito dalla lista delle opzioni serie.
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Software gratuito ma hosting a pagamento
È il caso di WordPress.org. Il software è open source e non costa nulla, ma per pubblicarlo online devi avere un hosting e quasi sempre anche un dominio. Per questo motivo, quando qualcuno dice “WordPress gratis”, bisogna chiedere subito: gratis cosa, esattamente? Il codice sì, il sito online no. Da qui diventa molto più facile capire quali piattaforme reggono davvero il confronto.

Le piattaforme che oggi offrono un piano gratuito stabile
Se guardo al 2026 con un criterio pratico, le soluzioni che meritano attenzione sono poche ma chiare. Non tutte sono uguali: alcune sono forti sulla semplicità, altre sui contenuti, altre ancora sulla rapidità di pubblicazione. Qui la domanda non è solo “quanto costa?”, ma “quanto mi limita quando il sito inizia a crescere?”.
| Piattaforma | Gratis senza scadenza | Cosa offre davvero | Limite principale | La userei per |
|---|---|---|---|---|
| WordPress.com | Sì | 1 GB di spazio, sottodominio, hosting incluso, statistiche base, condivisione social, pagine e articoli illimitati | Branding della piattaforma, personalizzazione più stretta, funzioni avanzate legate ai piani superiori | Blog, progetto editoriale, sito informativo destinato a crescere |
| Wix | Sì | Hosting gratuito, template numerosi, 500 MB di storage e 1 GB di bandwidth, editor visuale | Dominio non personalizzabile, branding Wix, limiti su funzioni avanzate e monetizzazione | Portfolio, landing page, sito vetrina, test di idea |
| Google Sites | Sì | Creazione e pubblicazione gratuite, integrazione con strumenti Google, collaborazione semplice | Design essenziale, controllo limitato su layout e marketing | Pagine interne, documentazione, scuole, associazioni, progetti semplici |
| Weebly | Sì | Piano base a 0 $, editor drag-and-drop, SSL gratuito, sito pubblicabile senza costi iniziali | Branding Square/Weebly e dominio personalizzato a pagamento | Piccoli siti locali o progetti che vogliono partire in modo rapido |
| WordPress.org | No, solo il software | CMS open source, ecosistema enorme di temi e plugin, controllo totale | Hosting, dominio e gestione tecnica restano a tuo carico | Progetti seri che prevedono crescita e migrazione verso una struttura propria |
La mia lettura è semplice: se vuoi contenuti e continuità, WordPress.com è la base gratuita più interessante; se vuoi una pagina rapida e poco impegnativa, Google Sites è la scelta più lineare; se il tuo focus è visivo, Wix regge bene la prova. La parte davvero utile, però, è capire quale di queste strade ti evita il cambio di piattaforma tra sei mesi.
Come scegliere in base al progetto che hai in mente
Qui conviene ragionare per scenari, non per simpatie. Un sito gratuito può andare benissimo per un obiettivo e diventare frustrante per un altro. Io parto sempre da una domanda molto concreta: il sito deve informare, convincere, raccogliere contatti o pubblicare contenuti con una certa frequenza?
- Blog o progetto editoriale: WordPress.com è la scelta più sensata se vuoi scrivere con continuità, avere una struttura ordinata e non occuparti dell’aspetto tecnico.
- Portfolio o sito personale: Wix funziona bene quando il design conta più della profondità funzionale, soprattutto per creativi, freelance e professionisti visivi.
- Sito informativo semplice: Google Sites vince quando servono velocità, ordine e collaborazione, non effetti grafici o funzioni complesse.
- Associazione, scuola, progetto interno: Google Sites è spesso la risposta più pulita, perché si integra bene con documenti, calendari e materiali condivisi.
- Piccolo business che vuole testare il mercato: Weebly o Wix possono andare bene per una landing con contatti e informazioni essenziali, ma solo se accetti il branding della piattaforma.
- Progetto destinato a crescere davvero: WordPress.org resta il riferimento se vuoi controllo totale, ma io lo considererei solo quando sei pronto ad accettare i costi reali di hosting e manutenzione.
In pratica, la scelta migliore non è la piattaforma più ricca, ma quella che ti fa partire senza bloccarti sulla prima limitazione importante. Ed è proprio a quel punto che emergono i costi che il “gratis” non mostra subito.
I costi che arrivano dopo il primo lancio
Il punto più sottovalutato è questo: il sito può essere gratuito, ma il progetto quasi mai resta gratuito quando vuole diventare credibile. Il primo costo che arriva di solito è il dominio, poi arrivano la mail professionale, eventuali plugin o temi premium, e infine il passaggio a un piano che rimuove ads e branding.
- Dominio proprio: in genere si entra in una fascia di circa 10-20 euro l’anno, a seconda dell’estensione e del registrar.
- Email professionale: spesso parte da pochi euro al mese, ma per molti è il primo elemento che separa un sito amatoriale da uno credibile.
- Plugin o temi premium: su WordPress possono costare da circa 30 euro fino a oltre 200 euro l’anno, se ti servono funzioni specifiche o supporto dedicato.
- Rimozione del branding: su piattaforme come Wix o Weebly passa quasi sempre da un upgrade.
- Funzioni business: e-commerce, prenotazioni, analytics avanzate, automazioni e area membri raramente restano gratuite a lungo.
Io non vedo questi costi come un problema, ma come un segnale. Se il sito sta generando traffico, contatti o reputazione, pagare per dominio e strumenti non è un fallimento del free: è il passaggio naturale verso una presenza più seria. E questo è particolarmente vero quando entra in gioco WordPress.
WordPress gratis senza equivoci
Su WordPress bisogna essere molto precisi, perché qui il termine “gratis” può voler dire cose diverse. WordPress.com offre un piano gratuito senza scadenza, con 1 GB di spazio, sottodominio e hosting incluso. Inoltre, il piano free include funzionalità essenziali come statistiche di base, SEO di base e condivisione social, e nel piano gratuito puoi pubblicare pagine, articoli e gestire utenti senza un limite pratico che ti blocchi subito.
WordPress.org, invece, è il software open source: gratuito da scaricare e usare, con un ecosistema enorme e oltre 64.000 plugin gratuiti nel repository ufficiale. Però non è un sito online “gratis” nel senso che interessa al lettore comune, perché devi comunque pagare hosting e dominio, e spesso anche installazione, backup e manutenzione se non vuoi gestirli da solo.
La distinzione, per me, è decisiva: WordPress.com è la soluzione gratuita più comoda se vuoi pubblicare subito; WordPress.org è la strada migliore se vuoi controllo e scalabilità, ma non è la strada giusta se il tuo unico obiettivo è non spendere nulla. Se la priorità è tenere tutto a costo zero, la scelta deve restare molto più pragmatica.
La scelta più sensata per un progetto italiano nel 2026
Se dovessi ridurre tutto a una regola pratica, direi questo: usa il gratuito per validare, non per fingere che il progetto sia già maturo. In Italia, per un sito piccolo ma serio, io partirei così: WordPress.com se il contenuto è il centro del progetto, Google Sites se servono semplicità e collaborazione, Wix se il visuale conta più della struttura, Weebly se vuoi un editor semplice con un percorso lineare di upgrade.
La vera soglia non è il prezzo, ma il momento in cui ti servono dominio proprio, email con il tuo nome, assenza di ads e un minimo di controllo tecnico. Quando arrivi lì, il “gratis” non è fallito: ha solo svolto il suo lavoro. Da quel punto in poi, la scelta migliore è investire in una base più solida invece di forzare una piattaforma gratuita oltre i suoi limiti.